venerdì 24 febbraio 2017

Perché: Dove andiamo oggi?

Se avessi 1euro per tutte le volte che la PiccolaPeste ha pronunciato la frase "Dove andiamo oggi?" a quest’ora… No, non sarei milionaria, ma qualche migliaia di euro da parte le avrei. È che lei è così: curiosa, instancabile, indomabile. Ricordo ancora quando all’età di 18 mesi la portammo in un bellissimo resort in Sardegna, di quelle vacanze che quando le prenoti dici "mi è costata un occhio ma cavolo mi voglio proprio rilassare!", il terzo giorno dopo che aveva esplorato ogni singolo angolo del villaggio e della spiaggia annessa, dopo colazione ci guarda e ci fa "Dove andiamo oggi?". Il panico. Vagli a spiegare che eravamo a 40 minuti d’auto dal primo centro abitato e dovevamo star lì a goderci il sole, il mare, a fare castelli e raccogliere conchiglie… Lei ci guardava e annuiva e poi "Sì, ho capito, ma poi… dove andiamo?". Ecco. Appunto.
Con l’andare del tempo ho capito che dietro quella richiesta c’era la sua infinita curiosità, mista al suo temperamento agitato per cui proprio non può stare ferma in un posto più di due minuti di fila. E così un po’ per gioco un po’ per necessità ho cominciato ad assecondare le sue richieste e pur non potendoci permettere di stare sempre in viaggio, ho sempre cercato di far "viaggiare" lei, e adesso anche sua sorella, un po’ fisicamente e un po’ con la fantasia. Finché i nostri viaggi non sono diventati così tanti e così divertenti da sentire la necessità di scriverli. E così nasce il nuovo Mela_Blog… Dove andiamo oggi?

venerdì 23 dicembre 2016

Natale

Che anno denso e strano questo 2016. Attimi di felicità pura, di orgoglio, alternati a momenti di frustrazione e conseguente sbrocco… che dire… Un anno in cui sono successe tante, troppe cose. Come i miei 40 anni per esempio, una nuova consapevolezza, un giro di boa, una presa di coscienza che "no non sono vecchia, sono sempre io epperò… però ho 40 anni". E poi il Prof, che riesce sempre a stupirmi, che si è reinventato gelataio, dopo un anno sabbatico passato a studiare, sperimentare, capire la chimica degli alimenti, l’alchimia dei gusti, il bilanciamento (come dice lui e che poi è il termine corretto) del gelato, ha aperto una gelateria, coronando così il suo sogno di bambino. La mia PiccolaPeste che dopo un fine primo anno di elementari un po’ così, si è impegnata, è cresciuta, ha fatto la sua prima vacanza family-free con nonni, zii e cuginetti per tornare in seconda elementare a darmi grosse grossissime soddisfazioni, non solo scolastiche ma anche sportive. E GranDama che guardarla è sempre una sorpresa, ti giri un attimo e puff, è "grande", ma grande vera, non solo perché va alla materna ma perché lei è così, indipendente e trasgressiva, ma troppo simpatica! E io in mezzo a tutto questo caos che è la vita e che va così veloce che non riesco a starle dietro. Vorrei poter fermarmi un attimo, allontanarmi venti passi da me, da loro e dal mio quotidiano e guardarmi così per un giorno o per un’ora, perché a volte quando sei nel mezzo al vortice non riesci veramente a capire che succede, non riesci a guardare bene negli occhi le persone che ami, a domandare con lo sguardo "va tutto bene? Sei felice? Io sono qui. Sempre qui accanto a te" ed è solo questo che vorrei dire ai miei tesori, che voglio che abbiamo sempre chiaro, anche a Natale: Io sono qui. Ed è esattamente qui che desidero essere. Buon Natale a tutti e a tutti quelli che amate.

martedì 12 luglio 2016

Quando non riesci a dormire

Mi sono sempre chiesta come facessi a dormire prima di Loro. Dormire nel senso più alto del termine, ossia cadere in uno stato di trance da cui non mi svegliava neanche il temporale figurarsi una vocina che chiama "mamma". Come farò? Pensavo. Invece. Non ho mai saputo come sia successo ma sia per Caterina che per Annalisa mi sono sempre svegliata al primo "Eh…" non ho dato mai a nessuna delle due il tempo di farlo diventare "U’nghe!". E così l’altra notte ho sentito "mamma", con quella voce schietta e sicura, era Annalisa. L’ho portata nel lettone. Dopo un paio d’ore sento una manina che mi tocca il braccio "posso?" "ma certo amore" era Caterina. Sono arrivate e il sonno è svanito. Scacciato da un pensiero e poi da un altro e un altro ancora. Quando non riesci a dormire il mondo assume delle connotazioni strane e preoccupanti, avrò fatto questo? Avrò fatto quello? Cosa dovevo fare domani? L’inevitabilità delle liste… devo passare qui, devo passare lì, devo telefonare a… E i sensi di colpa, sarò una buona madre? Perché mia figlia non vuol leggere? Dovrei insistere di più per farla leggere? Dovrei chiedere il part time per seguirla nei compiti? Oddio! Come farò adesso che anche Annalisa andrà alla materna e usciranno entrambe alle 16 da scuola? Io lavoro fino alle 17! Che ricordo avranno della loro madre? Una sciagurata sempre di corsa?! Una che non c’era mai?! Dalla veneziana cominciano a entrare le prime luci dell’alba e qualche uccellino comincia a cinguettare al nuovo giorno. Mi giro e loro sono lì, una rannicchiata, l’altra a braccine e gambe aperte che russa piano. Le guardo e come mi succede sempre, quando le guardo con calma, non per vedere se sono a posto o per sgridarle, quando le guardo con calma per guardarle e basta, penso: le mie bambine. LE-MIE-BAMBINE. MIE. BAMBINE. E il cuore fa "Poff!!" che per me sarebbe il suono di quando si apre un paracadute no? POFF!!! Il cuore si allarga, si apre, il battito rallenta e resto lì cullata dal vento delle emozioni a bearmi del mio personalissimo panorama. Allora le abbraccio tutte e due, che ancora mi ci entrano in un abbraccio solo, e mi addormento con l’odore dei loro capelli sotto il naso. Un odore che, ne sono certa, non riuscirò a scordare neanche quando avranno vent’anni.

mercoledì 6 luglio 2016

Film e Libri che mi sono piaciuti ultimamente

"Purity" - Jonathan Franzen
Quello che mi piace di Franzen è che riesce a prendere una parola o un concetto e ci costruisce un intero libro. E che libri! Come per "Le correzioni" e "Libertà" anche "Purity" è al tempo stesso una parola, un concetto, un filo conduttore e in questo caso anche il nome della protagonista del libro: Purity Tyler. Purity, purezza, candore, è questo quello a cui aspirano tutti i protagonisti del libro. Ma ovviamente questo non è possibile, perché la natura umana non è pura, perché per raggiungere la purezza siamo costretti a scendere a compromessi e quei compromessi comprometteranno inevitabilmente il candore avvelenando la vita di chi lo persegue. Non aspettatevi una lettura semplice, "estiva", Franzen non lo è mai. Ma l'architettura delle sue storie, la precisione della scrittura, l'uso efficace e attento delle parole, il suo modo di porre il lettore di fronte ad ogni punto di vista è a dir poco geniale.

"Mi chiamo Lucy Barton" - Elizabeth Strout
Letto in tre giorni, questo libricino a metà tra un racconto e un romanzo è stato veramente una rivelazione. Elizabeth Strout ha uno stile schietto, familiare, dà la sensazione di leggere una lettera inviata da una cugina o da una sorella. La storia è quella di Lucy Barton, donna dall'infanzia difficile che si scopre scrittrice perché come dice lei stessa attraverso uno dei personaggi "ciascuno ha soltanto una storia. Scriverete la vostra unica storia in molti modi diversi. Ma tanto ne avete una sola". E la storia di Lucy parla soprattutto del rapporto madre-figlia e di quanto, nonostante le circostanze, questo sia indissolubile. Di come ciò che ci succede durante la vita, dalle più piccole cose fino a quelle più importanti, ci influenzino e ci condizionino e di come in qualche modo scegliamo di andare avanti.

"Annie, la felicità è contagiosa"
E' un periodo che le bimbe più che i cartoni animati mi chiedono di vedere dei film. Su SKY se ne trovano di veramente carini per i bambini ma questo è esattamente il tipo di film che definirei: per tutta la famiglia. A parte che è un musical e io ADORO i musical! Ma anche la storia è bella e secondo me "istruttiva". Senza contare che vedere una seienne e una duenne ballare e cantare (in inglese...ah! ah! ah!) per la casa non ha prezzo!

"Alice attraverso lo specchio"
Qui è proprio un altro paio di maniche perché tra effetti speciali e rocambolesche scene in 3D questo è un film che tiene proprio incollati alla poltroncina. La Peste è una fan di Alice e il cappellaio ormai è un amico di famiglia. Mi piace l'atmosfera onirica di sottomondo e che vi devo dire... andate a vederlo secondo me vi divertirete quanto noi!

giovedì 9 giugno 2016

Avere 6 anni

Cara Peste,
sono io, la tua mamma, ti scrivo questa lettera per ricordarmi e per ricordarti com’è adesso la tua e la nostra vita. Fare la mamma non è sempre semplice, anzi, non lo è quasi mai. Il problema di fare la mamma è che non ci sono maestre ad insegnarti come si fa e non ci sono libri di esercizi per prepararsi. Ci si improvvisa, si sperimenta, si prova, si segue il cuore soprattutto. È che purtroppo a volte ci si dimentica di quando non si era mamme ma figlie, ci si scorda di essersi sporcati, di aver rotto le cose, ci si scorda di aver gridato, battuto i piedi, fatto i capricci, ci si dimentica di non aver avuto voglia di fare i compiti o di stare seduti a tavola, eppure lo abbiamo fatto tutti. Anche io. E hanno sgridato anche a me. Mi hanno messa in punizione e spesso ho beccato anche qualche sberla, ma non ricordo che i miei genitori mi abbiano mai dato l’impressione di non volermi bene. So che a volte perdo la pazienza e vorrei dirti che tu beh… non sei proprio una bambina facile, non lo sei mai stata. Però sei una bambina, sei la mia bambina e io ti voglio un mondo di bene e te lo voglio così come sei. E forse non te lo dimostro abbastanza perché presa come sono ad educarti, a dirti cosa fare, come comportarti, non mi rimane il "tempo" di dirti quanto invece sono orgogliosa di te. Avere 6 anni Peste è una cosa bellissima, difficile e bellissima e che non ritornerà, ci saranno tante età nella tua vita e tante cose belle, ma 6 anni li avrai una volta sola. Avere 6 anni vuol dire ridere e piangere senza un perché, vuol dire impuntarsi, prendere posizioni come un adulto, ribadire i tuoi pensieri, quello che tu vuoi, le tue paure che noi grandi a volte non capiamo o riteniamo piccole, quando invece per te sono enormi. Avere 6 anni significa trovarsi davanti ad un piccolo adulto che sa vestirsi, sa controllare i propri bisogni, sa quando ha fame e quando deve andare in bagno e sa come farlo, ma questo non significa necessariamente che abbia voglia di farlo a comando. Avere 6 anni è sapere di dover fare delle cose, di essere in grado di farle ma non averne voglia. È quella lotta interiore continua tra restare bambini e giocare o diventare grandi e adempiere i propri doveri, e diventare grandi è un percorso lungo amore mio e purtroppo inevitabile. Avere 6 anni è vederti giocare con tua sorella mettendosi al suo livello con pazienza e dedizione molto più di noi adulti, vedere come ogni giorno questo tuo amore per lei l’aiuta a crescere. Avere 6 anni è vederti cominciare a leggere i tuoi libri preferiti, chiedere cosa significano le parole, veder crescere il tuo interesse per il mondo che ci circonda. Avere 6 anni è bello perché cominci a capire che stai crescendo e fa paura proprio per questo. Avere 6 anni è ribadire anche piangendo e battendo i piedi che sei ancora una bambina, che crescerai è vero, ma non c’è nessuna fretta.
 
 




mercoledì 1 giugno 2016

Il dramma della corsia 6

La vita è fatta così. Si passano mesi a volte anni a fare le stesse cose e poi... all'improvviso c'è il salto. Si innesca qualcosa per cui, naturalmente, le cose evolvono. Sabato mattina la Peste ha nuotato. Sì lo so, solo una settimana fa ha fatto le prime due bracciate ma sabato ha nuotato. Mezza vasca eh, saranno state sei le bracciate ma insomma le ha fatte, senza paura, senza troppi spruzzi e senza stare appiccicata al bordo. Così il "maestro", il suo adorato maestro, con cui ormai ha un rapporto morboso al punto che si danno appuntamento perfino alle giostre per poi salutarsi da lontano, lui dall'alto dei suoi 20 anni e lei con i suoi 6 e gli occhi a cuore. "Lui" "Maestro" di cui non ricorda o non vuole dirmi il nome le ha detto - Sei pronta per la corsia  6 -. Ecco. Dramma. Adesso sappiamo fare le bracciate, potremmo nuotare, finalmente... Ma PiccolaPeste non vuole lasciare "Maestro". La vita è fatta così.

E si riparla di viaggi

- Ehy GranDama che ne pensi di fare un bel viaggetto con l’aereo?
- Bello ‘ereo!!!
- Ti piace? Non hai paura?
- Nooo. Pace ‘ereo…. Vvvvvvhhhh!!!
- Ma ci devi salire sopra per viaggiare lo sai?
(….)
- E poi l’aereo parte e va su nel cielo alto alto. Allora, ci vuoi andare?
- Si! Peò guido io!
- Ah… ehm…